Ho potuto scorgere
In eterni attimi
Il fuoco che ardeva
Dentro i tuoi occhi.
Proprio lì in fondo
Dove nemmeno la luce,
Poteva arrivare.
Ne ho visto l'abisso
Intatto e disintegrato
Come una menzogna.
Di notte, su un lago, le stelle si possono guardare in due modi. Si possono contare, chiamare per nome, unire in costellazioni. Oppure si può restare in silenzio e lasciarsi prendere dall'insieme: la vastità, il riflesso sull'acqua, il brivido. Entrambi i modi sono veri. Ma solo il secondo ci fa sentire parte del cielo.
Un mito da sfatare.
Prima di tutto un chiarimento. L'idea che esistano persone «di cervello destro», creative e intuitive, e persone «di cervello sinistro», logiche e razionali, è un mito: uno studio del 2013 che ha analizzato con la risonanza magnetica il cervello di oltre mille persone non ha trovato nulla di simile. I due emisferi lavorano sempre insieme.
Eppure tra i due esistono differenze reali, e affascinanti. L'emisfero destro è più coinvolto nel cogliere il tono emotivo di una voce, l'espressione di un volto, lo stato del corpo, il senso complessivo di una situazione. Ed è il primo a maturare: già nel 1997 uno studio ha mostrato che nei primi anni di vita la sua attività è dominante.
Si potrebbe dire che i due emisferi siano due modi di prestare attenzione al mondo: il sinistro stringe il fuoco, separa, nomina; il destro allarga lo sguardo, coglie le relazioni, resta con ciò che è vivo e ancora senza nome.
Le parole arrivano dopo.
Su questo terreno lavora da decenni Allan Schore, psicologo e ricercatore. Le sue ricerche mostrano come, nei primi anni, la capacità di regolare le emozioni si formi dentro la relazione con chi si prende cura di noi, attraverso una comunicazione fatta di sguardi, toni di voce, contatto e ritmo: una comunicazione da emisfero destro a emisfero destro.
Se le ferite più antiche si sono formate lì, prima che esistessero le parole per dirle, è difficile raggiungerle soltanto con le parole. Per questo, nella relazione d'aiuto, conta moltissimo ciò che accade sotto il dialogo: la sintonia, la capacità di chi ascolta di sentire e regolare il proprio stato, di restare presente quando l'emozione dell'altro si fa intensa.
L'emisfero destro, del resto, è profondamente legato al corpo: è più connesso con i sistemi che regolano il battito, il respiro, la tensione dei muscoli. Parlare la sua lingua significa anche rallentare, sentire, lasciare che le sensazioni diventino immagini, e poi parole.
In studio.
Lavorare con il cervello destro non significa rinunciare al ragionamento. Significa dare spazio anche a un altro canale. Nel colloquio ascolto le parole, ma ascolto anche la musica che le accompagna: le pause, i cambi di ritmo, il respiro che si ferma, un gesto che si ripete. A volte propongo un'immagine, una metafora, un movimento, un esercizio di respiro, perché ciò che non trova parole possa almeno trovare una forma.
Forse è anche per questo che scrivo poesie. La poesia è il tentativo di dire con le parole ciò che le parole, da sole, non sanno dire.
Prima delle parole c'è uno sguardo che dice: ti vedo. Tutto il resto può cominciare da lì.
Riferimenti.
- A.N. Schore, Affect Regulation and the Repair of the Self, Norton, 2003.
- A.N. Schore, The Development of the Unconscious Mind, Norton, 2019.
- C. Chiron e coll., «The right brain hemisphere is dominant in human infants», Brain, 1997.
- J.A. Nielsen e coll., «An evaluation of the left-brain vs. right-brain hypothesis with resting state functional connectivity magnetic resonance imaging», PLOS ONE, 2013.
Fotografia di Dmytro Koplyk, Unsplash.

