Le chiome di alberi altissimi viste dal basso, con il cielo che filtra tra le foglie

La psicologia bottom-up.

Non sempre si cambia capendo. A volte si capisce cambiando: dal corpo verso la mente.

Antonio Catona, psicologo · 3 minuti di lettura

Sdraiarsi a terra in un bosco e guardare in alto. Le chiome si intrecciano, la luce filtra a frammenti, il vento muove tutto senza fare rumore. Da quella posizione il bosco è un altro bosco. Non lo si capisce di più: lo si sente di più.

Dall'alto in basso, dal basso in alto.

In psicologia si distingue tra processi top-down e bottom-up. Top-down, dall'alto in basso, è il movimento che parte dalla mente: un pensiero, una spiegazione, una nuova lettura di ciò che ci accade, che a cascata modifica le emozioni e il corpo. Bottom-up, dal basso in alto, è il movimento opposto: parte dalle sensazioni, dal respiro, dalla postura, dal movimento, e risale fino alle emozioni e ai pensieri.

Per molto tempo la psicologia ha privilegiato il primo. Capire, dare un nome, ragionare: è prezioso, e resta indispensabile. Ma chi ha vissuto un attacco di panico sa che in quel momento ragionare non basta. Il cuore corre, il respiro si stringe, e la mente, invece di calmare il corpo, ne viene travolta.

Perché il corpo arriva prima.

Gli studi sulla paura hanno descritto due vie attraverso cui il cervello reagisce a un pericolo. Una via rapida, che porta il segnale all'amigdala senza passare dalla corteccia e prepara il corpo a reagire in una frazione di secondo. E una via più lenta, che passa dalla corteccia e permette di valutare la situazione. La prima arriva sempre prima: per questo spesso ci troviamo già spaventati, prima ancora di sapere perché.

Chi lavora con il trauma propone spesso di usare entrambe le direzioni: partire dalle sensazioni per raggiungere il significato, e usare la consapevolezza per accompagnare il corpo. Esperienze che passano dal corpo, dal respiro e dal movimento possono aiutare là dove le sole parole faticano ad arrivare.

Anche il respiro è una porta che si apre dal basso. Una revisione del 2018, firmata da un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa, ha raccolto le prove su come la respirazione lenta modifichi l'attività del sistema nervoso autonomo e del cervello, favorendo insieme calma e vigilanza.

Il corpo, allora, non è solo il luogo in cui le emozioni si manifestano, ma anche una via attraverso cui possono trasformarsi. Un respiro che si allunga, i piedi che ritrovano il terreno, un movimento bloccato che finalmente si compie: sono esperienze che cambiano il modo in cui ci sentiamo dall'interno, e che le parole aiutano poi a comprendere.

In pratica.

Nel mio lavoro le due direzioni si intrecciano. A volte si parte da ciò che la persona racconta e si scende nel corpo: dove lo sento, mentre lo dico? Altre volte si parte dal corpo: i piedi a terra, un'espirazione più lunga, un movimento lasciato accadere. E solo dopo si cerca la parola giusta per ciò che è emerso.

Il corpo apre la porta. La parola dà un nome a ciò che entra.

Si comincia da terra. Il cielo, poi, si vede tra le foglie.

Riferimenti.

  • P. Ogden, K. Minton, C. Pain, Trauma and the Body, Norton, 2006 (trad. it. Il trauma e il corpo).
  • J. LeDoux, Il cervello emotivo (The Emotional Brain, 1996), Baldini & Castoldi.
  • B. van der Kolk, Il corpo accusa il colpo (The Body Keeps the Score, 2014), Raffaello Cortina.
  • A. Zaccaro e coll., «How breath-control can change your life: a systematic review on psycho-physiological correlates of slow breathing», Frontiers in Human Neuroscience, 2018.

Fotografia di Damien Schneider, Unsplash.

Il Dott. Antonio Catona, psicologo a Meina

Antonio Catona

Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi del Piemonte, con una solida formazione in ambito medico-scientifico. Conduttore SIAB di classi di esercizi bioenergetici, con esperienza decennale nel rebirthing. Riceve a Meina, tra Arona e Stresa, e online.

Parole, corpo e respiro: il mio modo di lavorare

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