Un torrente di montagna non scorre mai in linea retta. Incontra i massi, si divide, li aggira, a tratti si alza in schiuma. Senza quelle rocce sarebbe un canale silenzioso. Sono loro a dargli la sua forma, e la sua voce.
Che cosa sono le resistenze.
Dentro ogni percorso, prima o poi, qualcosa frena. Si dimentica un appuntamento, si arriva in ritardo, si ha la sensazione di non avere niente da dire. A volte compare la voglia di smettere, proprio quando il lavoro si fa più vicino al cuore.
La psicoanalisi chiamò questi movimenti resistenze, e all'inizio le considerò un ostacolo da superare. Fu Wilhelm Reich, negli anni Trenta, a cambiare prospettiva: per lui la resistenza non andava aggirata, ma osservata nella sua forma, nel modo in cui la persona parla, si muove, respira. Il «come» diceva più del «che cosa».
Un modo di proteggersi.
Ci sono molti modi con cui interrompiamo l'incontro con ciò che sentiamo e con gli altri. Uno dei più interessanti è rivolgere verso di sé ciò che si vorrebbe fare all'altro, o ricevere dall'altro. La rabbia che non si esprime e diventa una mandibola serrata. Il bisogno di essere abbracciati che diventa l'abitudine a stringersi le braccia intorno al corpo.
Anche gli studi sulla motivazione al cambiamento hanno abbandonato l'idea di «vincere» le resistenze. Oggi si parla di ambivalenza: una parte di noi vuole cambiare, un'altra ha ottime ragioni per restare dov'è. Ascoltarle entrambe funziona meglio che spingere.
Ogni resistenza protegge qualcosa di prezioso. Capire che cosa è già metà del cammino.
Nel lavoro.
Quando nel percorso compare una resistenza, mi piace fermarmi con la persona e guardarla insieme, con curiosità e senza giudizio. Che cosa succede adesso? Da che cosa ci sta proteggendo questa stanchezza, questo silenzio? Molto spesso la risposta apre una porta che nessuna spinta avrebbe aperto.
Una resistenza, poi, ha quasi sempre anche un corpo: uno sbadiglio che arriva puntuale, un respiro che si fa corto, una stanchezza improvvisa, una parte che si irrigidisce. Non va forzata: un tempo è stata necessaria. Quando le si dà spazio invece di combatterla, spesso è proprio lei a indicare la strada: dove qualcosa si chiude, lì c'è qualcosa che chiede cura.
Il torrente non odia le sue rocce. È grazie a loro che canta.
Riferimenti.
- W. Reich, Analisi del carattere (Charakteranalyse, 1933).
- W.R. Miller, S. Rollnick, Motivational Interviewing: Helping People Change, Guilford Press, 2013.
Fotografia di Rusty Watson, Unsplash.

