Guardami aldilà
Di ogni respiro
Guardami come se non
Ci fossimo mai conosciuti
Come ogni Alba
Guardami dietro alle nuvole
Minacciose
Guardami adesso
Che tutto è fermo
Che questa Notte
Vuole cominciare
Visto dall'alto, un fiume non va mai dritto. Serpeggia, torna indietro, si allarga, si divide. Il nervo vago deve il suo nome proprio a questo: vagus, in latino, significa vagabondo. Dal tronco cerebrale scende verso il cuore, i polmoni, lo stomaco, l'intestino, come un fiume che collega il cervello a quasi tutto ciò che vive dentro di noi.
Sentirsi al sicuro.
Nel 1994 lo psicofisiologo Stephen Porges presentò la teoria polivagale. L'idea centrale è che il nostro sistema nervoso autonomo valuti continuamente, sotto la soglia della coscienza, se ci troviamo al sicuro o in pericolo. Chiamò questo processo neurocezione.
A seconda di ciò che percepisce, il sistema nervoso ci porterebbe in tre stati. Quando ci sentiamo al sicuro prevale la connessione: il volto è espressivo, la voce è morbida, possiamo avvicinarci agli altri. Davanti a un pericolo si attiva la mobilitazione: il cuore accelera, i muscoli si preparano a combattere o a fuggire. E quando il pericolo sembra senza via d'uscita può arrivare lo spegnimento: il corpo si immobilizza, si svuota, si fa lontano.
Una mappa utile, ancora in fase di validazione.
La teoria polivagale ha avuto un successo enorme, soprattutto tra chi lavora con il trauma, perché offre un modo semplice per riconoscere i propri stati. Ha dato un linguaggio a esperienze che molti vivevano senza poterle nominare, come il crollo, il congelamento, il sentirsi spenti.
Sul piano scientifico è una teoria ancora in fase di validazione: alcuni suoi presupposti evolutivi e fisiologici sono tuttora oggetto di ricerca e di confronto tra gli studiosi. Per questo la uso come una mappa, non come una verità: una mappa che aiuta a orientarsi, sapendo che il territorio è più complesso.
Mentre la ricerca prosegue, resta un'intuizione preziosa: prima di ogni pensiero, il corpo sente se siamo al sicuro. Il tono di una voce, un volto che si distende, un'espirazione lenta, i piedi ben appoggiati possono comunicare sicurezza al sistema nervoso in un modo che le parole, da sole, non sanno fare. Per questo la sicurezza, in un percorso, non si spiega soltanto: si costruisce, insieme.
Nel lavoro.
In pratica, questo significa rispettare lo stato in cui una persona si trova. Non si chiede a chi è in allarme di «calmarsi», né a chi è spento di «reagire». Si accompagna il sistema nervoso un passo alla volta: dal respiro, dalla voce, dal contatto con il terreno, dalla relazione. È lo stesso principio del contenimento e del radicamento.
Il fiume non sceglie la strada più breve. Sceglie quella che il terreno gli permette. E arriva comunque al mare.
Riferimenti.
- S.W. Porges, «Orienting in a defensive world: mammalian modifications of our evolutionary heritage. A polyvagal theory», Psychophysiology, 1995.
- S.W. Porges, La teoria polivagale (The Polyvagal Theory, 2011), Fioriti.
- D. Dana, The Polyvagal Theory in Therapy, Norton, 2018.
- P. Grossman, «Fundamental challenges and likely refutations of the five basic premises of the polyvagal theory», Biological Psychology, 2023.
Fotografia di Troy Allen, Unsplash.

