Gli strati di roccia rossa del Grand Canyon al tramonto, sotto un cielo rosato

Le cinque ferite e il corpo.

Le ferite antiche non scompaiono: scolpiscono. Come l'acqua nella roccia, lasciano strati che raccontano una storia.

Antonio Catona, psicologo · 3 minuti di lettura

Il Grand Canyon è una ferita della terra lunga più di quattrocento chilometri. L'ha scavato l'acqua, per milioni di anni, un poco alla volta. Eppure nessuno lo guarda come un danno: negli strati di roccia si legge una storia, e quella storia è diventata bellezza.

Da dove vengono le cinque ferite.

Molte persone conoscono le cinque ferite attraverso il libro di Lise Bourbeau: rifiuto, abbandono, umiliazione, tradimento, ingiustizia, ciascuna con la sua maschera. Non tutti sanno che quella lettura poggia su una tradizione più antica. Negli anni Cinquanta Alexander Lowen, il fondatore dell'analisi bioenergetica, descrisse cinque strutture di carattere: modi tipici con cui il corpo e la personalità si organizzano per difendersi da esperienze dolorose vissute presto nella vita.

Le chiamò schizoide, orale, masochista, psicopatica e rigida. Sono nomi che oggi suonano duri, nati da un linguaggio clinico di altri tempi, e non vanno intesi come diagnosi. Descrivono piuttosto delle strategie di sopravvivenza.

Cinque modi di proteggersi.

Chi ha sentito di non essere desiderato può imparare a ritirarsi, a vivere un po' fuori dal corpo: è la ferita del rifiuto, il carattere schizoide. Chi ha vissuto la mancanza di nutrimento affettivo può sentirsi sempre un po' vuoto, in cerca di sostegno: l'abbandono, il carattere orale. Chi è stato controllato e mortificato può trattenere tutto dentro, fino a sentirsi schiacciato: l'umiliazione, il carattere masochista. Chi si è sentito usato o ingannato può imparare a controllare, a non fidarsi: il tradimento, il carattere che la bioenergetica chiama psicopatico. E chi ha ricevuto amore solo in cambio di prestazioni può irrigidirsi nella perfezione: l'ingiustizia, il carattere rigido.

Nessuno di noi appartiene a un solo tipo, e nessuna di queste descrizioni è una sentenza. Sono mappe cliniche, nate dall'osservazione e non da studi controllati: preziose per orientarsi, a patto di non scambiarle per etichette.

Il segno nel corpo.

Ciò che rende preziosa questa lettura è che ogni ferita, secondo la bioenergetica, lascia un segno anche nel corpo: nel modo di respirare, nella postura, nelle zone che si irrigidiscono e in quelle che si svuotano. Un petto che si chiude, ginocchia bloccate, spalle che portano un peso: il corpo racconta la difesa prima ancora delle parole. Per questo il lavoro passa dalla comprensione e, insieme, da esperienze che permettono, piano, di allentare la presa.

Oltre la ferita.

Riconoscere la propria ferita non serve a chiudersi dentro un'etichetta, ma a smettere di confondere la difesa con la propria identità. Sotto ogni carattere c'è una persona che, a un certo punto, ha fatto del suo meglio per sopravvivere. Quella stessa forza, liberata, può diventare una risorsa.

La roccia ferita dall'acqua non torna liscia. Diventa canyon. E la luce, al tramonto, la attraversa tutta.

Riferimenti.

  • A. Lowen, Il linguaggio del corpo (Physical Dynamics of Character Structure, 1958), Feltrinelli.
  • A. Lowen, Bioenergetica (Bioenergetics, 1975).
  • W. Reich, Analisi del carattere (Charakteranalyse, 1933).
  • L. Bourbeau, Le cinque ferite e come guarirle, Amrita.

Fotografia di Dave Meckler, Unsplash.

Il Dott. Antonio Catona, psicologo a Meina

Antonio Catona

Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi del Piemonte, con una solida formazione in ambito medico-scientifico. Conduttore SIAB di classi di esercizi bioenergetici, con esperienza decennale nel rebirthing. Riceve a Meina, tra Arona e Stresa, e online.

Parole, corpo e respiro: il mio modo di lavorare

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