Semi di soffione che fluttuano nell'aria davanti a un fondo di foglie verdi

Il recupero del bambino interiore.

Un soffione al vento: basta un respiro perché i semi tornino a volare. Anche il bambino che siamo stati aspetta solo un respiro.

Antonio Catona, psicologo · 3 minuti di lettura

Ti darei la profondità
Del mare sospeso tra i raggi
Di luna
Come pilastri
Eterei e movimentati
Che giungono
Trafitti
A illuminarti

Antonio Catona

Da bambini bastava un soffione per fermare il mondo. Lo si cercava nel prato, si prendeva fiato, si soffiava, e i semi partivano leggeri verso un posto che nessuno conosceva. In quel gesto c'era tutto: la curiosità, il gioco, la fiducia che il vento li avrebbe portati lontano.

Un'immagine antica.

L'idea di un bambino che continua a vivere dentro l'adulto attraversa tutta la storia della psicologia. C'è chi l'ha descritta come un simbolo di rinnovamento e di futuro. C'è chi ha distinto un vero Sé, spontaneo e vitale, da un falso Sé costruito per adattarsi alle aspettative degli altri. E c'è chi ha descritto, in ognuno di noi, una parte bambina accanto a quella adulta.

Molti adulti hanno imparato da piccoli a sentire ciò che gli altri si aspettavano, perdendo il contatto con ciò che sentivano davvero. Negli anni Novanta l'espressione «bambino interiore» è entrata nel linguaggio di tutti.

Che cosa significa recuperarlo.

Il bambino interiore non è un'entità nascosta da qualche parte: è una metafora, e come tutte le buone metafore aiuta a vedere qualcosa di vero. Indica le parti di noi rimaste ferme a un'età in cui non hanno ricevuto ciò di cui avevano bisogno: ascolto, protezione, gioco, la libertà di essere com'erano.

Recuperarlo non significa tornare indietro, né restare bambini. Significa riconoscere quei bisogni, accoglierli con lo sguardo di un adulto capace di cura, e ritrovare ciò che di prezioso era rimasto lì: la spontaneità, la meraviglia, la capacità di giocare e di stupirsi.

Il bambino che siamo stati non vive solo nei ricordi. Vive anche nel corpo: in una postura che si chiude quando qualcuno alza la voce, in una gola che si stringe prima di chiedere, in un'energia che si spegne o, al contrario, in una gioia improvvisa che ci sorprende. Lo si incontra con le parole e, a volte, anche così: con il respiro, con la voce, con il movimento, con il gioco. Un gesto semplice può riaprire una porta che le parole non trovavano.

Nel percorso.

Il lavoro procede con delicatezza, perché toccare il bambino interiore significa toccare ferite antiche. Ma porta con sé anche una grande forza: ciò che allora non poteva essere vissuto, oggi può trovare spazio dentro una relazione sicura. E l'adulto, scoprendo di potersi prendere cura di quel bambino, scopre anche di non essere più solo.

Basta un respiro, e i semi tornano a volare. Il vento, quello, non ha mai smesso di soffiare.

Riferimenti.

  • C.G. Jung, K. Kerényi, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia (1941), Bollati Boringhieri.
  • D.W. Winnicott, «La distorsione dell'Io in rapporto al vero e al falso Sé» (1960), in Sviluppo affettivo e ambiente, Armando.
  • A. Miller, Il dramma del bambino dotato (1979), Bollati Boringhieri.

Fotografia di Hasan Almasi, Unsplash.

Il Dott. Antonio Catona, psicologo a Meina

Antonio Catona

Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi del Piemonte, con una solida formazione in ambito medico-scientifico. Conduttore SIAB di classi di esercizi bioenergetici, con esperienza decennale nel rebirthing. Riceve a Meina, tra Arona e Stresa, e online.

Parole, corpo e respiro: il mio modo di lavorare

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