Una piccola pianta che cresce da una crepa in un muro di cemento

L'autostima.

Nessuno le ha dato il permesso di crescere lì. Cresce perché è viva. Il valore di una persona non si guadagna: si riconosce.

Antonio Catona, psicologo · 4 minuti di lettura

E alla fine capisci, la nebbia si svela come un occhio che lentamente guarda la Luce.
Le difficoltà, i fallimenti quella porta socchiusa che invece doveva rimanere aperta. Ma si è chiusa.
Nonostante tutto.
Gli sforzi, le nottate insonni e i mattini incantati da un pianto che era lì da secoli.
Ti lavi il volto, un altro gradino, l'ennesimo ma andrai su.
È giurato

Antonio Catona

Una piantina spunta da una crepa nel muro. Nessuno l'ha seminata lì, nessuno le ha dato il permesso. Cresce perché è viva, e cerca la luce dove può.

Che cos'è l'autostima.

L'autostima è il valore che ci attribuiamo: il modo in cui ci guardiamo, ci giudichiamo, ci trattiamo. Lo psicologo Morris Rosenberg, che negli anni Sessanta ha costruito il test sull'autostima ancora oggi più usato, la descriveva come l'atteggiamento, positivo o negativo, che abbiamo verso noi stessi.

Non è un tratto fisso. Le ricerche che hanno seguito le stesse persone per anni mostrano che di solito cresce dall'adolescenza all'età adulta e cambia con le esperienze della vita. Su di essa si può lavorare.

I segnali della bassa autostima.

Una voce interiore che critica di continuo; la paura di sbagliare e di disturbare; la difficoltà a dire di no, a chiedere, ad accettare un complimento; il confronto costante con gli altri, dal quale si esce sempre perdenti. A volte la bassa autostima si nasconde dietro il perfezionismo o dietro un'apparente sicurezza.

Non è solo una questione di benessere: una meta-analisi di Julia Sowislo e Ulrich Orth ha mostrato che una bassa autostima è un fattore di rischio per la depressione negli anni successivi.

Da dove nasce.

Le radici sono spesso nelle prime relazioni. Un bambino non sa ancora quanto vale: lo legge negli occhi di chi si prende cura di lui. Essere visti, accolti, amati anche quando si sbaglia costruisce una base solida; critiche continue, confronti, un affetto che sembra dipendere dai risultati possono lasciare l'idea di dover meritare il proprio posto.

Non si tratta di dare la colpa ai genitori, che a loro volta hanno fatto ciò che potevano con ciò che avevano ricevuto. Si tratta di riconoscere da dove viene quella voce critica, per poterla finalmente mettere in discussione.

Un'autostima fragile.

Avere un'autostima alta non basta. La psicologa Jennifer Crocker ha mostrato che quando il valore di sé dipende da qualcosa, l'approvazione, l'aspetto, il successo, sale e scende con i risultati, e ogni prova diventa un esame. E una grande revisione degli studi guidata da Roy Baumeister ha concluso che un'autostima alta non porta, di per sé, a risultati migliori.

Più solida è un'autostima che non va guadagnata ogni giorno. La psicologa Kristin Neff parla di autocompassione: trattarsi con la stessa gentilezza che si userebbe con un amico, ricordare che sbagliare fa parte dell'essere umani, accogliere ciò che si prova senza esserne travolti.

Che cosa aiuta.

Qualche esercizio semplice può essere un inizio: accorgersi della voce critica e chiedersi se si parlerebbe così a una persona cara; notare ogni giorno una cosa fatta, non solo quelle mancate; concedersi un no. Anche il corpo partecipa: la postura, lo sguardo, la voce, il modo di stare in piedi sul terreno raccontano quanto spazio ci si concede.

Il percorso.

A volte dentro di noi siedono giudici severi, capaci di devastare: una vocina che, giorno dopo giorno, continua a sminuirci.

Nel percorso si dà ascolto alla storia da cui nasce la voce critica e si cerca, insieme, una voce diversa. Con il lavoro psicocorporeo si sperimenta anche nel corpo che cosa significa prendersi spazio: radicarsi, respirare, farsi sentire. I colloqui si svolgono a Meina, tra Arona e Stresa, oppure online.

Nessuno chiede a un fiore di meritarsi la luce. Basta che la cerchi.

Riferimenti.

  • M. Rosenberg, Society and the Adolescent Self-Image, Princeton University Press, 1965.
  • J. Crocker, C.T. Wolfe, «Contingencies of self-worth», Psychological Review, 2001.
  • R.F. Baumeister, J.D. Campbell, J.I. Krueger, K.D. Vohs, «Does high self-esteem cause better performance, interpersonal success, happiness, or healthier lifestyles?», Psychological Science in the Public Interest, 2003.
  • K.D. Neff, «Self-compassion: an alternative conceptualization of a healthy attitude toward oneself», Self and Identity, 2003.
  • J.F. Sowislo, U. Orth, «Does low self-esteem predict depression and anxiety? A meta-analysis of longitudinal studies», Psychological Bulletin, 2013.
  • U. Orth, R.Y. Erol, E.C. Luciano, «Development of self-esteem from age 4 to 94 years: a meta-analysis of longitudinal studies», Psychological Bulletin, 2018.

Fotografia di Trường Quyết Tâm, Unsplash.

Il Dott. Antonio Catona, psicologo a Meina

Antonio Catona

Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi del Piemonte, con una solida formazione in ambito medico-scientifico. Conduttore SIAB di classi di esercizi bioenergetici, con esperienza decennale nel rebirthing. Riceve a Meina, tra Arona e Stresa, e online.

Parole, corpo e respiro: il mio modo di lavorare

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