Mentre le stelle
Si nascondono
Per non vedere
La Notte che sale.
Dove sei?
Durante le tempeste le onde si abbattono sul faro con una violenza che sembra volerlo cancellare. Il faro non può fermarle, né rispondere con la stessa forza. Può fare una cosa sola, la più difficile: restare in piedi, e restare acceso.
Un dolore di cui si parla poco.
Si parla molto, giustamente, delle ferite che i genitori possono infliggere ai figli. Si parla molto meno del contrario: del dolore di una madre o di un padre quando un figlio li respinge, li accusa, si allontana. Parole durissime dette da un adolescente, silenzi che durano anni, un figlio adulto che non risponde più al telefono.
Non è un'esperienza rara. Una ricerca nazionale statunitense ha stimato che più di un adulto su quattro viva una rottura con un familiare, e il distacco tra genitori e figli adulti è tra le più frequenti e le più dolorose.
Che cosa sta succedendo.
A volte il dolore nasce da un passaggio naturale. L'adolescenza è, per definizione, un tempo di separazione: la psicoanalisi parla di un secondo processo di individuazione, in cui il figlio, per diventare se stesso, ha bisogno di prendere le distanze, spesso in modo brusco. Quel rifiuto, per quanto ferisca, può essere un segno di crescita.
Altre volte il dolore porta con sé domande più difficili: che cosa non ho visto? Che cosa ho ripetuto, senza volerlo, della mia storia? Sappiamo quanto comprendere la propria storia aiuti a essere genitori più presenti. Sono domande legittime, che meritano spazio, purché non si trasformino in una condanna senza appello. La colpa paralizza; la responsabilità, invece, permette di riparare.
Restare accesi.
Nel percorso si dà spazio a tutto ciò che un genitore ferito prova, anche a ciò che non si osa dire: la delusione, la rabbia, il senso di fallimento, il lutto per il figlio che si era immaginato. Si lavora sulla propria storia, che spesso si intreccia con quella del figlio. E si cerca il modo di tenere la porta aperta senza annullarsi, di mettere confini senza chiudere il cuore.
Questo dolore si sente anche nel corpo: un peso sul petto, un nodo in gola, notti senza sonno, la tentazione di chiudersi o di reagire d'impulso. Per restare presenti senza crollare servono radici: respirare prima di rispondere, dare spazio al pianto e alla rabbia in un luogo sicuro, invece di riversarli sul figlio. Un genitore che ritrova la propria calma trasmette più sicurezza di qualsiasi spiegazione. È questo, spesso, che rende possibile un nuovo incontro.
Le onde passano. Il faro resta. E una notte, forse, qualcuno seguirà di nuovo la sua luce.
Riferimenti.
- K. Pillemer, Fault Lines: Fractured Families and How to Mend Them, Avery, 2020.
- P. Blos, «The second individuation process of adolescence», The Psychoanalytic Study of the Child, 1967.
- D.J. Siegel, M. Hartzell, Errori da non ripetere (Parenting from the Inside Out, 2003), Raffaello Cortina.
Fotografia di Marcus Woodbridge, Unsplash.

