Una persona in piedi sul bordo di una cresta rocciosa, davanti a un mare di nebbia sulle Alpi francesi

La psicologia umanistica.

Non una diagnosi da correggere, ma una persona da incontrare: intera, unica, capace di crescere.

Antonio Catona, psicologo · 3 minuti di lettura

E crollami, Notte
Sotto i lampioni accesi da giorni.
E i fanali delle auto rimbombanti.
Crolla e confondimi.
Straccia il cielo
Barricato dietro le montagne
Per nascondersi.
Ecco nascondimi, Notte
Tra le tue falsità.
Che io non abbia più
Nessun desiderio
Se non essere
Me stesso.

Antonio Catona

Una figura sola sul bordo di una cresta, davanti alla nebbia. Non si vede dove finisca il precipizio, né che cosa ci sia oltre. Eppure è lì, in piedi, intera. È questa la persona che la psicologia umanistica ha voluto mettere al centro: non un insieme di sintomi, ma qualcuno che sta davanti alla propria vita.

Una terza via.

A metà del Novecento la psicologia era divisa tra due grandi correnti: la psicoanalisi, che guardava soprattutto alle forze inconsce, e il comportamentismo, che studiava ciò che si poteva osservare e misurare dall'esterno. Abraham Maslow propose una terza forza: una psicologia che si occupasse anche della crescita, della creatività, del significato, di ciò che rende una vita pienamente umana.

Nacque così l'idea di autorealizzazione, la tendenza a diventare ciò che si può essere. Carl Rogers costruì su questa fiducia il suo approccio centrato sulla persona: se trova un clima di empatia, di accettazione e di autenticità, ogni persona tende spontaneamente a crescere. All'inizio degli anni Sessanta nacque negli Stati Uniti l'Associazione di Psicologia Umanistica, e intorno a lei fiorirono approcci diversi, compresi i lavori sul corpo.

Il corpo che sa.

In quel clima nacquero anche ricerche sorprendenti. Ascoltando le registrazioni di molti colloqui, si notò che le persone che traevano maggior beneficio dal percorso erano quelle capaci di fermarsi su una sensazione interna ancora vaga, e di cercare le parole a partire da lì: una conoscenza corporea che precede il pensiero.

Anche l'analisi bioenergetica trovò in quegli anni un terreno fertile nel clima umanistico: l'idea che la persona sia un'unità di mente e corpo, e che la salute sia una questione di vitalità, non solo di assenza di malattia.

Che cosa resta oggi.

Molte idee nate in quel clima sono oggi patrimonio comune: l'importanza della relazione, confermata dalla ricerca sull'alleanza; l'attenzione all'esperienza vissuta; la convinzione che ogni persona abbia dentro di sé risorse da riscoprire. Non tutto ha retto alla prova del tempo, e la psicologia di oggi chiede verifiche più rigorose. Ma la domanda di fondo resta attuale: che cosa significa, per questa persona, vivere pienamente?

Nel mio lavoro questa eredità si unisce a quella della psicologia psicocorporea: dalla prima prendo la fiducia nella persona, il rispetto per la sua esperienza, l'assenza di giudizio; dalla seconda l'attenzione al corpo come luogo in cui quell'esperienza vive. Credo fortemente nell'unicità di ogni singolo individuo, e accolgo ciò che la persona racconta insieme a ciò che sente, perché è lì che la crescita, spesso, comincia.

Davanti alla nebbia non serve sapere tutto. Serve restare in piedi, e fare il passo che si può.

Riferimenti.

  • A.H. Maslow, Motivazione e personalità (Motivation and Personality, 1954), Armando.
  • C.R. Rogers, On Becoming a Person, 1961.
  • E.T. Gendlin e coll., «Focusing ability in psychotherapy, personality, and creativity», in J.M. Shlien (a cura di), Research in Psychotherapy, vol. 3, 1968.

Fotografia di Vincent Guth, Unsplash.

Il Dott. Antonio Catona, psicologo a Meina

Antonio Catona

Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi del Piemonte, con una solida formazione in ambito medico-scientifico. Conduttore SIAB di classi di esercizi bioenergetici, con esperienza decennale nel rebirthing. Riceve a Meina, tra Arona e Stresa, e online.

Parole, corpo e respiro: il mio modo di lavorare

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