Ritornerai
Come le granite
Di more di gelso,
Come le sagre
A luglio.
Tornerai a vivere,
E sarà giorno
E sarà notte
Sarà pioggia
E saranno ancora i boschi umidi
E saranno occhi
E saranno abbracci
E saranno baci
Un fuoco che sembra spento, a volte, non lo è. Sotto uno strato di cenere grigia la brace continua a brillare, calda. Se la si soffoca, si spegne davvero. Se le si lascia aria, torna fiamma.
Un tema di cui si tace.
La disfunzione erettile, un tempo chiamata impotenza, è una delle difficoltà di cui gli uomini parlano meno, e una delle più diffuse. In un grande studio sull'invecchiamento maschile, più della metà degli uomini tra i quaranta e i settant'anni riferiva qualche grado di difficoltà. Può capitare a qualunque età, anche a vent'anni, e quasi sempre porta con sé vergogna, silenzio, la paura di non essere più all'altezza.
Prima di tutto, un'indicazione importante: la disfunzione erettile va sempre valutata anche dal medico, l'urologo o l'andrologo. Può dipendere da cause fisiche, e a volte è un segnale precoce di problemi circolatori o metabolici che conviene conoscere. Il lavoro psicologico non sostituisce questa valutazione: la affianca.
Il circolo dell'ansia.
Quando le cause fisiche sono escluse, o non spiegano tutto, entra in gioco un meccanismo ben descritto. Nelle difficoltà sessuali l'ansia agisce soprattutto distogliendo l'attenzione: invece di sentire, si osserva. Ci si controlla, ci si giudica, ci si chiede «funzionerà?». E proprio questa attenzione da spettatori spegne l'eccitazione. Un singolo episodio diventa così la paura del successivo, e la paura rende più probabile che si ripeta. Ne parlo più a fondo in L'ansia da prestazione.
C'è anche una ragione fisiologica. L'erezione è favorita dal sistema parasimpatico, quello del rilassamento e della sicurezza; l'allarme, al contrario, attiva il simpatico, che la ostacola. Un corpo in ansia, semplicemente, non è un corpo disponibile al piacere.
Dalla prestazione al sentire.
Per questo il lavoro non si concentra sull'erezione, ma sulla persona. Si dà spazio alle parole: alla vergogna, alle attese, alla propria storia, al modo in cui si vive la relazione. E si impara a riconoscere i segnali dell'ansia e a scioglierli: il respiro che si blocca, il bacino rigido, la mente che corre avanti. Il respiro profondo, il radicamento, il contatto con le sensazioni invece che con la prestazione aiutano il corpo a sentirsi di nuovo al sicuro. E quando il corpo si sente al sicuro, il desiderio può tornare a fare il suo corso.
Spesso chi arriva ha portato a lungo il sintomo in silenzio, per vergogna, finché si è radicato. Qualcosa cambia quando si scopre che la sessualità non è solo genitale: è di tutto il corpo, e del cuore.
Ritrovare il piacere.
Spesso aiuta togliere all'intimità il peso del risultato, e restituirle il tempo del sentire. È un passaggio che si può vivere, quando c'è, insieme alla partner o al partner, perché l'intimità non è una prova da superare, ma un luogo da abitare in due. Ne parlo anche in Il percorso di coppia.
La brace non ha bisogno di essere giudicata. Ha bisogno di aria.
Riferimenti.
- H.A. Feldman e coll., «Impotence and its medical and psychosocial correlates: results of the Massachusetts Male Aging Study», Journal of Urology, 1994.
- D.H. Barlow, «Causes of sexual dysfunction: the role of anxiety and cognitive interference», Journal of Consulting and Clinical Psychology, 1986.
Fotografia di Alican Leblebici, Unsplash.

