C'è un momento particolare,
Un solo secondo,
Quando l'oscurità s'accarezza,
I rumori delle auto
Si adagiano lontani
Come per rispetto.
E le colline s'illuminano
Irridenti.
Tutto stride nell'umidità afosa.
Una notte può essere lunga come un abisso e un abisso durare solo una notte.
Un urlo primordiale
Un palco vuoto, un microfono, la luce che si accende. Basta immaginarlo perché il cuore acceleri. L'ansia da prestazione è la paura di non essere all'altezza nel momento in cui conta: un esame, un colloquio di lavoro, una gara, un discorso in pubblico, un incontro intimo.
Che cos'è.
Un po' di tensione prima di una prova è normale, e spesso utile: rende attenti e pronti. Già nel 1908 gli psicologi Robert Yerkes e John Dodson osservarono, studiando l'apprendimento negli animali, che una stimolazione moderata migliora la prestazione, mentre una troppo intensa la peggiora. Da qui l'immagine, semplificata ma efficace, di una curva a U rovesciata: fino a un certo punto la tensione aiuta, oltre quel punto blocca.
Nell'ansia da prestazione quel punto viene superato. Il corpo reagisce come davanti a un pericolo: il cuore batte forte, il respiro si fa corto, la bocca si secca, le mani tremano o sudano. E la mente si riempie di domande: «e se sbaglio?», «che cosa penseranno?». Spesso l'ansia comincia prima ancora della prova, nella notte che la precede, quando il tempo si dilata e ogni pensiero si ingigantisce.
Perché la mente si blocca.
La preoccupazione occupa spazio. Secondo la teoria del controllo attentivo di Michael Eysenck, l'ansia sottrae risorse all'attenzione: una parte della mente è impegnata a sorvegliare il pericolo e ne resta meno per ciò che si sta facendo. C'è poi un secondo meccanismo, studiato da Sian Beilock: sotto pressione si comincia a controllare passo per passo gesti che di solito vengono da soli, e proprio quel controllo li rende goffi. Succede al pianista che pensa alle dita, al tennista che pensa al polso.
Si crea così un circolo: la paura di sbagliare peggiora la prestazione, l'errore conferma la paura e la volta successiva l'ansia arriva prima.
L'ansia da prestazione sessuale.
Nella sessualità questo meccanismo è particolarmente evidente. Già negli anni Settanta William Masters e Virginia Johnson descrissero il «ruolo dello spettatore»: invece di vivere l'incontro, ci si osserva dall'esterno, si controlla la propria risposta, ci si giudica. E l'eccitazione, che ha bisogno di abbandono, si spegne. David Barlow ha mostrato che a interferire non è tanto l'ansia in sé, quanto l'attenzione che si sposta dalle sensazioni ai pensieri sulla prestazione.
Capita spesso agli uomini, e a volte proprio quando sono innamorati: più l'altra persona conta, più si teme di deludere. Può riguardare l'erezione o i tempi dell'eiaculazione, e riguarda anche le donne, quando il desiderio o il piacere si ritirano. È bene escludere con il medico eventuali cause fisiche; spesso però la parte più importante si gioca nella relazione e nella fiducia. Al partner si può chiedere soprattutto una cosa: togliere pressione, spostare l'attenzione dal risultato al contatto. Ne parlo anche in La disfunzione erettile e in L'eiaculazione precoce.
Al lavoro, negli esami, nello sport.
Al lavoro l'ansia da prestazione può prendere la forma della paura di sbagliare, del controllo continuo, della fatica a delegare; negli studenti, del vuoto davanti all'esame nonostante la preparazione; negli sportivi, della gara che va peggio dell'allenamento. Dietro c'è spesso un'idea severa di sé: il proprio valore misurato sul risultato.
Che cosa aiuta.
Più che eliminare l'ansia, serve cambiare il rapporto con lei. Un respiro lento e profondo riduce l'attivazione del sistema di allarme: lo confermano le ricerche sul respiro lento. Il contatto con i piedi e con il terreno riporta nel corpo e nel presente. E aiuta spostare l'attenzione da come si appare a ciò che si sta facendo: dalla prestazione all'esperienza.
Il percorso.
Nel percorso si lavora su entrambi i livelli. Con le parole si guarda da vicino la paura del giudizio e l'immagine di sé che la alimenta. Con il corpo si impara a riconoscere i primi segnali dell'ansia e a lasciarli scorrere, invece di combatterli. I colloqui si svolgono a Meina, tra Arona e Stresa, oppure online.
Sul palco non serve essere perfetti. Serve esserci.
Riferimenti.
- R.M. Yerkes, J.D. Dodson, «The relation of strength of stimulus to rapidity of habit-formation», Journal of Comparative Neurology and Psychology, 1908.
- M.W. Eysenck, N. Derakshan, R. Santos, M.G. Calvo, «Anxiety and cognitive performance: attentional control theory», Emotion, 2007.
- S.L. Beilock, T.H. Carr, «On the fragility of skilled performance: what governs choking under pressure?», Journal of Experimental Psychology: General, 2001.
- W.H. Masters, V.E. Johnson, Human Sexual Inadequacy, Little, Brown, 1970.
- D.H. Barlow, «Causes of sexual dysfunction: the role of anxiety and cognitive interference», Journal of Consulting and Clinical Psychology, 1986.
- A. Zaccaro e coll., «How breath-control can change your life: a systematic review on psycho-physiological correlates of slow breathing», Frontiers in Human Neuroscience, 2018.
Fotografia di Oscar Keys, Unsplash.

