Onde blu e schiuma bianca in movimento sul mare, in una fotografia a lunga esposizione

Il respiro circolare.

Un respiro che non si interrompe, come un'onda che ritorna. E dentro, ciò che da tempo aspettava di muoversi.

Antonio Catona, psicologo · 5 minuti di lettura

S'adagia nel respiro
Lento come un fiume
Che sa di fonte
Ma non vede la foce.

Antonio Catona

Il mare non trattiene mai il respiro. L'onda sale, si distende, ritorna, e già ne nasce un'altra. Non c'è un punto in cui il movimento si ferma: c'è solo un cerchio che continua.

Che cos'è.

Nel respiro circolare connesso, conosciuto anche come rebirthing, l'inspirazione e l'espirazione si susseguono senza pause, in un ritmo continuo e consapevole. Si respira con l'accompagnamento di un operatore esperto, di solito sdraiati, lasciando che il respiro diventi un flusso che non si spezza.

La tecnica è nata negli Stati Uniti negli anni Settanta, ispirandosi anche a pratiche respiratorie antiche, come il pranayama della tradizione indiana e alcune pratiche taoiste. Il nome evoca una rinascita. Io lo intendo in modo semplice: la possibilità di tornare a respirare per intero.

Il respiro è il punto in cui corpo e mente si toccano: è automatico, eppure possiamo guidarlo; è fisico, eppure cambia con ogni emozione. Per questo il respiro circolare non è una tecnica isolata, ma un'esperienza dentro un percorso, che può diventare un motore del cambiamento. Ciò che emerge respirando viene poi accolto, compreso e rielaborato nel colloquio.

Come si svolge una sessione.

Una sessione ha un ritmo preciso. Si comincia con un colloquio, per capire come sta la persona e che cosa porta con sé quel giorno. Poi c'è la fase del respiro, accompagnata passo dopo passo. Segue un momento di rilassamento profondo, in cui il corpo integra ciò che ha attraversato. Infine c'è lo spazio della condivisione: ciò che è emerso viene raccontato, compreso, collegato alla propria storia.

Quest'ultima parte, per me, è essenziale. Un'esperienza intensa che non viene integrata rischia di restare un fuoco d'artificio. Compresa e rielaborata, può diventare un passo del cambiamento.

Che cosa si prova.

Il respiro continuo porta in primo piano sensazioni che di solito restano sullo sfondo: calore o freddo, formicolii, leggerezza o pesantezza. Può affiorare un'emozione, un pianto, una risata, un ricordo; una tensione antica può sciogliersi. La bioenergetica osserva che trattenere il respiro è il modo più semplice che abbiamo per non sentire: quando il respiro si libera, anche ciò che era trattenuto torna a muoversi.

Respirare più del solito modifica anche l'equilibrio dell'anidride carbonica nel sangue: per questo possono comparire formicolii alle mani e intorno alla bocca, o una momentanea rigidità delle dita. Sono effetti noti e passeggeri, che una guida esperta sa riconoscere e regolare, modulando il ritmo. Ciò che conta è l'atteggiamento: la sincerità con se stessi, la disponibilità a restare con le sensazioni anche quando sono scomode, invece di fuggire. Il respiro non va forzato. Va lasciato accadere.

Perché è utile.

Ciò che non abbiamo potuto esprimere si ferma anche nel respiro: lo trattiene, lo accorcia, lo rende superficiale. Per questo l'analisi bioenergetica, la psicoterapia psicocorporea fondata da Alexander Lowen, mette il respiro al centro del lavoro. Il respiro circolare aiuta a sciogliere quei blocchi e a entrare in contatto con emozioni e ricordi che il colloquio, poi, può accogliere e comprendere.

Le pratiche di respiro sono sempre più studiate. Una meta-analisi pubblicata nel 2023 su Scientific Reports, che ha riunito gli studi controllati e randomizzati sul lavoro con il respiro, ha rilevato una riduzione significativa dello stress percepito e dei sintomi di ansia e di depressione. La ricerca dedicata in modo specifico al respiro circolare è più giovane; nella mia esperienza decennale come operatore ho visto quanto possa aiutare a rimettere in movimento ciò che era fermo da tempo.

Nel percorso individuale e di coppia.

Nel percorso individuale le sessioni di respiro si alternano ai colloqui, quando la persona lo desidera e nei momenti in cui possono essere utili. Ciò che emerge respirando, un'emozione, un ricordo, una sensazione nel corpo, diventa materiale prezioso per il lavoro con le parole.

Anche nel percorso di coppia il respiro può trovare spazio: ciascun partner, in sessioni individuali, entra in contatto con ciò che prova prima di portarlo nella relazione. Dopo aver dato spazio nel respiro alla propria rabbia o alla propria paura, può diventare più facile parlarne all'altro senza accusare.

Il respiro è lo strumento che su di me ha funzionato di più, e me ne sono innamorato. Non è direttivo: ti accompagna da solo a scoprire blocchi che non sapevi di avere, e risorse che la testa non riesce a vedere. Quando il respiro si libera, mente, cuore e corpo tornano a parlarsi.

In tanti anni di sessioni mi colpisce sempre la stessa cosa: il corpo sa respirare molto meglio di quanto noi gli permettiamo.

Con attenzione.

Come ogni pratica intensa, il respiro circolare richiede attenzione. Alcune condizioni, come la gravidanza, l'epilessia, i disturbi cardiovascolari o fasi di particolare fragilità psichica, richiedono cautela e un confronto con il medico. Per questo, nel mio lavoro, le sessioni di respiro vengono proposte solo dopo averne valutato insieme l'opportunità, se la persona lo desidera, e sempre all'interno di un percorso condiviso.

Un'onda non chiede il permesso per tornare. Basta smettere di trattenerla.

Riferimenti.

  • G.W. Fincham, C. Strauss, J. Montero-Marin, K. Cavanagh, «Effect of breathwork on stress and mental health: a meta-analysis of randomised-controlled trials», Scientific Reports, 2023.
  • A. Lowen, Bioenergetica (Bioenergetics, 1975).

Fotografia di Damian Kamp, Unsplash.

Il Dott. Antonio Catona, psicologo a Meina

Antonio Catona

Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi del Piemonte, con una solida formazione in ambito medico-scientifico. Conduttore SIAB di classi di esercizi bioenergetici, con esperienza decennale nel rebirthing. Riceve a Meina, tra Arona e Stresa, e online.

Parole, corpo e respiro: il mio modo di lavorare

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