Onde che si infrangono con forza contro grandi scogli sulla riva

L'espressione delle emozioni.

Un'emozione è un movimento. Quando non può muoversi, resta nel corpo come una marea trattenuta.

Antonio Catona, psicologo · 3 minuti di lettura

E il vento salirà forte
Come tempesta sopita.
Oddio, quella tempesta
Quella dannata maledetta tempesta.

Antonio Catona

Il mare contro gli scogli non chiede il permesso. Arriva, si alza, si rompe in schiuma, si ritira, ritorna. Nessuno direbbe che il mare sbaglia a fare rumore.

Emozione vuol dire movimento.

La parola emozione viene dal latino emovere: smuovere, portare fuori. Già nel nome c'è un movimento che va da dentro verso fuori. Fin dall'Ottocento si osserva come paura, rabbia, gioia e tristezza prendano forma nei muscoli del volto, nella postura, nella voce, in modi che ci accomunano ad altre specie.

Nel 2014 un gruppo di ricercatori finlandesi ha chiesto a centinaia di persone, in Europa e in Asia, di colorare su una sagoma umana le zone del corpo che sentivano attivarsi durante diverse emozioni. Ne sono nate mappe sorprendentemente simili tra culture diverse: la rabbia accende le braccia e il petto, la tristezza spegne gli arti, la felicità illumina tutto il corpo.

Quando tratteniamo.

Imparare a non esprimere un'emozione a volte è necessario: non si può piangere in ogni riunione, né gridare a ogni torto. Ma quando trattenere diventa un'abitudine, il corpo ne porta il peso. La ricerca ha mostrato che sopprimere l'espressione di un'emozione non la fa sparire: riduce ciò che si vede fuori, ma aumenta l'attivazione fisiologica dentro. Il volto resta calmo, il cuore no.

È ciò che la bioenergetica aveva intuito osservando i corpi: un pianto mai pianto, una rabbia mai detta, un desiderio mai concesso diventano tensioni croniche, respiro corto, una voce che non esce.

Un'emozione, infatti, non è solo un pensiero o uno stato d'animo: è un'onda, con un inizio, un culmine e una fine. Quando quell'onda può compiere il suo corso, si scioglie. Quando viene fermata, resta come tensione, respiro corto, stanchezza.

Esprimere, non sfogare.

Esprimere un'emozione, però, non significa semplicemente sfogarla. La ricerca è chiara anche su questo: chi sfoga la rabbia colpendo un sacco da boxe, mentre ripensa a chi l'ha offeso, tende ad alimentarla più che a spegnerla. Ciò che aiuta è un'espressione accompagnata: sentire, dare voce, dare forma, e poi comprendere, mettendo in parole ciò che si è vissuto.

Nel percorso, quando è utile e la persona lo desidera, l'espressione passa anche dalla voce, dal respiro, dal movimento: spingere, allungare le braccia, battere i piedi, lasciare uscire un suono. Sempre in modo graduale, dentro uno spazio che sa anche contenere. Espressione e contenimento sono due metà dello stesso gesto: ne parlo in Il contenimento delle emozioni.

Il mare non sbaglia a fare rumore. Ha solo bisogno di una riva.

Riferimenti.

  • C. Darwin, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali (1872), Bollati Boringhieri.
  • L. Nummenmaa, E. Glerean, R. Hari, J.K. Hietanen, «Bodily maps of emotions», PNAS, 2014.
  • J.J. Gross, R.W. Levenson, «Hiding feelings: the acute effects of inhibiting negative and positive emotion», Journal of Abnormal Psychology, 1997.
  • B.J. Bushman, «Does venting anger feed or extinguish the flame? Catharsis, rumination, distraction, anger, and aggressive responding», Personality and Social Psychology Bulletin, 2002.

Fotografia di Kenneth Li, Unsplash.

Il Dott. Antonio Catona, psicologo a Meina

Antonio Catona

Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi del Piemonte, con una solida formazione in ambito medico-scientifico. Conduttore SIAB di classi di esercizi bioenergetici, con esperienza decennale nel rebirthing. Riceve a Meina, tra Arona e Stresa, e online.

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