Veloce armonia
A tratti velata
Dischiusa
Tra le braccia
Abbandonate le
Armi
Un lago di montagna è circondato dalle sue montagne. Non ne è prigioniero: sono loro a dargli una forma, a proteggerlo dal vento, a permettere all'acqua di farsi quieta. Ed è solo quando l'acqua è quieta che il lago può riflettere il cielo.
Contenere non è reprimere.
Quando si parla di contenimento, qualcuno pensa a stringere i denti, a trattenere, a non far vedere. È il contrario. Reprimere un'emozione significa chiuderle la porta. Contenerla significa offrirle uno spazio: abbastanza ampio da poterla sentire tutta, abbastanza sicuro da non esserne travolti.
Un'esperienza che nasce in due.
Nessuno nasce capace di contenere le proprie emozioni: lo si impara in una relazione. La psicoanalisi ha descritto questo processo con l'immagine del contenitore e del contenuto. Il neonato, sopraffatto da sensazioni che non sa gestire, le «consegna» alla madre; lei le accoglie, le trasforma dentro di sé e gliele restituisce in una forma più sopportabile. Con il tempo il bambino fa sua quella funzione, e impara a svolgerla da solo.
Si parla anche di holding, il sostegno: il modo in cui una madre sufficientemente buona tiene il proprio bambino, con le braccia e con la mente, offrendogli un ambiente in cui crescere senza dover badare alla propria sopravvivenza.
Le ricerche sullo sviluppo dicono oggi la stessa cosa con un altro linguaggio: la regolazione delle emozioni nasce come co-regolazione. Prima di saperci calmare da soli, siamo stati calmati da qualcuno.
La finestra di tolleranza.
Un'immagine molto utile è quella della finestra di tolleranza. È la zona in cui un'emozione può essere sentita, pensata, attraversata. Sopra quella finestra c'è l'iperattivazione: il panico, la rabbia che esplode, i pensieri che corrono. Sotto, l'ipoattivazione: il torpore, il vuoto, la sensazione di essere spenti o lontani da sé.
Contenere significa restare dentro la finestra e, con il tempo, allargarla. Lo si fa a piccole dosi: avvicinarsi a ciò che è difficile un poco alla volta, e poi tornare a ciò che dà sollievo. Come chi entra nell'acqua fredda un passo dopo l'altro.
In studio.
Il contenimento comincia dalla cornice: un luogo stabile, un orario che si ripete, una relazione che non giudica. Poi passa dal corpo, che offre i suoi confini come argini: sentire i piedi a terra, la schiena sostenuta dalla sedia, un respiro che si allunga. E passa dalla parola, che dà un nome a ciò che si muove e così lo rende più piccolo di noi.
Espressione e contenimento non sono opposti: sono le due rive dello stesso fiume. Ne parlo anche in L'espressione delle emozioni.
Un lago in tempesta non smette di essere un lago. Aspetta che il vento passi, e torna a riflettere il cielo.
Riferimenti.
- W.R. Bion, Apprendere dall'esperienza (Learning from Experience, 1962), Armando.
- D.W. Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente (The Maturational Processes and the Facilitating Environment, 1965), Armando.
- D.J. Siegel, La mente relazionale (The Developing Mind, 1999), Raffaello Cortina.
- A.N. Schore, Affect Regulation and the Repair of the Self, Norton, 2003.
- P.A. Levine, Una voce senza parole (In an Unspoken Voice, 2010), Astrolabio.
Fotografia di Thierry Lemaitre, Unsplash.

