Un'aurora boreale verde e viola sopra un lago scuro e una catena di montagne in Islanda

Le emozioni senza giudizio, come risorse.

L'aurora non sceglie i suoi colori. Il verde, il viola, il rosa: fanno tutti parte della stessa luce.

Antonio Catona, psicologo · 3 minuti di lettura

Nessuno guarda un'aurora boreale chiedendosi quale colore sia sbagliato. Il verde, il viola, il rosa si muovono insieme nel cielo, e ognuno ha la sua ragione di essere lì. Con le emozioni, invece, siamo abituati a fare classifiche: alcune buone, altre da evitare.

Ogni emozione ha una funzione.

Da più di un secolo la scienza mostra che le emozioni non sono un difetto da correggere, ma strumenti preziosi che l'evoluzione ci ha consegnato. Si possono pensare come tendenze all'azione: ogni emozione prepara il corpo a fare qualcosa.

La paura ci protegge, preparandoci a fuggire o a stare attenti. La rabbia difende i nostri confini e ci dà la forza di dire di no. La tristezza ci aiuta a lasciar andare ciò che abbiamo perso, e chiama gli altri vicino a noi. La gioia ci apre, ci spinge verso ciò che ci fa bene. Perfino la vergogna e il disgusto hanno un compito: proteggere i legami e la nostra integrità.

Il giudizio che pesa.

Il problema, quasi sempre, non è l'emozione. È il giudizio che le mettiamo sopra: «non dovrei arrabbiarmi», «è da deboli piangere», «non è il momento di essere felice». Così all'emozione si aggiunge un secondo strato di sofferenza, fatto di colpa e di fatica.

La ricerca offre un'indicazione interessante: dare un nome a un'emozione riduce l'attivazione dell'amigdala, la centralina d'allarme del cervello. E chi sa distinguere le proprie emozioni con più precisione, secondo altri studi, le regola meglio. Non serve sopprimere: serve riconoscere.

Ogni emozione, del resto, è anche un'esperienza del corpo: la rabbia scalda e spinge in avanti, la paura contrae e trattiene il respiro, la tristezza appesantisce, la gioia allarga il petto. Accoglierla senza giudizio significa permetterle di essere sentita fino in fondo, con la sicurezza di poterla anche contenere. È così che un'emozione, invece di diventare un sintomo, torna a essere energia a disposizione.

Una risorsa da ritrovare.

Nel percorso non chiedo alle persone di provare emozioni «giuste». Chiedo di accorgersi di ciò che c'è, e di guardarlo con curiosità, in un setting ove non esista giudizio alcuno. Spesso proprio l'emozione più temuta si rivela la risorsa mancante: la rabbia che, riconosciuta, diventa la capacità di dire di no; la tristezza che, finalmente pianta, lascia spazio a qualcosa di nuovo.

Il cielo non si vergogna dei suoi colori. Ed è per questo che, a volte, ci toglie il fiato.

Riferimenti.

  • N.H. Frijda, The Emotions, Cambridge University Press, 1986.
  • M.D. Lieberman e coll., «Putting feelings into words: affect labeling disrupts amygdala activity in response to affective stimuli», Psychological Science, 2007.
  • T.B. Kashdan, L.F. Barrett, P.E. McKnight, «Unpacking emotion differentiation: transforming unpleasant experience by perceiving distinctions in negativity», Current Directions in Psychological Science, 2015.
  • C. Darwin, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali (1872), Bollati Boringhieri.

Fotografia di Jonatan Pie, Unsplash.

Il Dott. Antonio Catona, psicologo a Meina

Antonio Catona

Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi del Piemonte, con una solida formazione in ambito medico-scientifico. Conduttore SIAB di classi di esercizi bioenergetici, con esperienza decennale nel rebirthing. Riceve a Meina, tra Arona e Stresa, e online.

Parole, corpo e respiro: il mio modo di lavorare

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