Boccioli di rosa ricoperti di brina in un mattino d'inverno

L'anestesia sessuale femminile.

Boccioli coperti di brina: sembrano immobili, ma la vita è lì, chiusa e intatta. Aspetta solo un po' di calore.

Antonio Catona, psicologo · 3 minuti di lettura

Nelle mattine d'inverno la brina si posa sui boccioli e li chiude in un guscio di ghiaccio. Sembrano fermi, quasi spenti. Ma dentro il colore è intatto. Basta che arrivi il sole, e che il calore duri abbastanza, perché il bocciolo ricominci ad aprirsi.

Quando il corpo tace.

Molte donne descrivono un'esperienza simile, spesso con imbarazzo: il desiderio si è affievolito, il corpo risponde poco o in ritardo, le sensazioni sembrano attutite. L'intimità diventa qualcosa da concedere, a volte un dovere, a volte qualcosa da evitare. Non si tratta di freddezza né di mancanza di amore. Il corpo, semplicemente, ha smesso di parlare.

Non è un'esperienza rara. In una grande indagine statunitense più di quattro donne su dieci riferivano qualche difficoltà sessuale, e circa una su otto ne soffriva in modo significativo. Eppure se ne parla pochissimo, anche con il proprio medico.

Un desiderio che risponde.

Per molto tempo il desiderio è stato descritto come una spinta che arriva da sola e precede l'intimità. Le ricerche sulla sessualità femminile hanno mostrato che spesso le cose vanno diversamente: il desiderio può nascere strada facendo, in risposta alla vicinanza, al tempo, alla sicurezza, al modo in cui ci si sente guardate e toccate. Non è un desiderio minore. È un desiderio che ha bisogno delle sue condizioni.

Gli studi mostrano anche che nelle donne ciò che accade nel corpo e ciò che si sente non sempre coincidono: si può avere una risposta fisica senza sentirsi eccitate, o provare desiderio mentre il corpo resta in silenzio. È un'altra ragione per cui la sessualità non si misura a comando, ma si ascolta.

Le radici dell'anestesia.

Le strade che portano a spegnersi sono molte. La stanchezza e il carico mentale di giornate senza respiro. Il rapporto con il proprio corpo, a volte segnato dal giudizio e dalla vergogna. Una relazione in cui ci si sente poco viste, o in cui la tensione non trova parole. Esperienze dolorose del passato, in cui allontanarsi dalle sensazioni è stato un modo per proteggersi. E poi i grandi passaggi della vita di una donna: una gravidanza, il dopo parto, l'allattamento, la menopausa.

Un'indicazione importante: quando il calo del desiderio è recente o improvviso, quando compare dolore durante i rapporti, o quando si assumono farmaci che possono influire sul desiderio, è giusto parlarne con il ginecologo o con il medico, senza interrompere nulla di propria iniziativa. Il lavoro psicologico affianca questa valutazione, non la sostituisce.

Tornare ad abitare il corpo.

Nel percorso si comincia dalle parole, in uno spazio senza giudizio e nei tempi della persona: la storia, le attese, i silenzi, ciò che il corpo ha imparato a non sentire e perché. L'anestesia, quasi sempre, è stata una protezione, e va rispettata come tale.

Poi, quando è utile e se la persona lo desidera, si può accompagnare anche il corpo a ritrovare sicurezza: un respiro che torna a scendere fino al ventre e al bacino, i piedi che sentono il terreno, piccole sensazioni notate senza un obiettivo da raggiungere. Imparare a dire di no con chiarezza è spesso ciò che rende di nuovo possibile un sì. Se c'è una coppia, anche chi le sta accanto può diventare parte del cammino, senza pressioni e senza prestazioni.

Il bocciolo non si apre a comando. Si apre quando trova calore, e il tempo per fidarsi.

Riferimenti.

  • R. Basson, «The female sexual response: a different model», Journal of Sex & Marital Therapy, 2000.
  • J.L. Shifren e coll., «Sexual problems and distress in United States women: prevalence and correlates», Obstetrics & Gynecology, 2008.
  • M.L. Chivers e coll., «Agreement of self-reported and genital measures of sexual arousal in men and women: a meta-analysis», Archives of Sexual Behavior, 2010.

Fotografia di Siegfried Poepperl, Unsplash.

Il Dott. Antonio Catona, psicologo a Meina

Antonio Catona

Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi del Piemonte, con una solida formazione in ambito medico-scientifico. Conduttore SIAB di classi di esercizi bioenergetici, con esperienza decennale nel rebirthing. Riceve a Meina, tra Arona e Stresa, e online.

Parole, corpo e respiro: il mio modo di lavorare

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