L'ho visto
Il tuo abisso
Quando la rabbia
Esplodeva minacciosa.
Un urlo antico
E profondo come la terra.
Ed il mio di abisso
Risuonava
Ancora più prepotente.
Solo un folle
Ne avrebbe visto Amore
Un Amore primitivo e dolce,
Come il mare,
Voluto dal meccanico del
Sole stesso.
E lecito non è domandare
Oltre.
Due cigni sull'acqua scura. Nuotano vicini, poi uno si allontana, poi torna. Anche le coppie si muovono così: si avvicinano, si perdono, si ritrovano. A volte però la distanza smette di richiudersi.
Le crisi di coppia sono normali.
Ogni coppia attraversa momenti difficili: la nascita di un figlio, un trasloco, un lutto, la perdita del lavoro, i figli che se ne vanno di casa. Ciò che funzionava prima non funziona più e serve trovare un nuovo equilibrio. Una crisi non dice per forza che l'amore è finito: spesso dice che la relazione ha bisogno di cambiare forma.
John Gottman, che per decenni ha osservato migliaia di coppie nel suo laboratorio, ha mostrato che anche le coppie che durano litigano. Molti conflitti, anzi, non si risolvono mai del tutto: si impara a gestirli. A fare la differenza sono il modo in cui si litiga e la capacità di riavvicinarsi dopo.
I segnali da non ignorare.
Gottman ha individuato quattro modi di comunicare che, quando diventano abituali, mettono in pericolo la coppia: la critica rivolta alla persona invece che al comportamento, il disprezzo, la difesa a oltranza e il muro del silenzio. Il più pericoloso è il disprezzo: il sarcasmo, gli occhi al cielo, il sentirsi superiori.
Altri segnali sono più silenziosi: si parla solo di cose pratiche, si evita di restare soli insieme, si smette di cercarsi. Molte persone raccontano di sentirsi sole proprio dentro la coppia, e questa forma di solitudine è tra le più dolorose.
Quando manca l'intimità.
Il calo del desiderio e dei rapporti è una delle ragioni più frequenti di crisi, ed è anche una delle più difficili da nominare. A volte è la conseguenza della distanza emotiva, a volte la causa; spesso le due cose si alimentano a vicenda. Si può stare bene insieme anche in periodi in cui la sessualità è meno presente, se se ne può parlare. Il problema nasce quando diventa un silenzio carico di rifiuto e di risentimento. Se ci sono difficoltà sessuali specifiche, è utile anche un confronto con il medico.
Dopo un tradimento.
Scoprire un tradimento sconvolge. Chi lo subisce vive spesso qualcosa di simile a un trauma: immagini che ritornano, insonnia, rabbia, il bisogno di conoscere ogni dettaglio, la fiducia in se stessi incrinata. Chi ha tradito può provare colpa, vergogna, confusione.
La psicologa Shirley Glass usava un'immagine semplice: in una coppia c'è una finestra aperta tra i partner e un muro verso l'esterno. Nel tradimento la finestra si apre verso un'altra persona e tra i partner si alza un muro. Ricostruire significa rimettere le cose al loro posto: chiudere ciò che si è aperto fuori e riaprire la finestra tra i due.
Esther Perel osserva che a volte, più che un'altra persona, si cerca un'altra versione di sé. Capire che cosa ha significato il tradimento non lo giustifica, ma è necessario per decidere che cosa fare.
Si può superare un tradimento?
Molte coppie attraversano un tradimento e restano insieme; altre scelgono di separarsi. Non esiste una risposta giusta per tutti, né tempi uguali per tutti. Di solito servono la fine della relazione esterna, la disponibilità a rispondere alle domande, la pazienza di chi ha tradito davanti a un dolore che torna a ondate, e il tempo per capire che cosa, nella coppia, si era già incrinato prima. Perdonare non è un obbligo e non è dimenticare: è la scelta, quando arriva, di non far più dipendere tutto da quella ferita.
Restare o lasciarsi?
È la domanda che molti portano al primo colloquio. Non è compito dello psicologo dare la risposta, ma aiutare a trovarla, senza fretta, distinguendo la paura dalla scelta. Quando la decisione è di separarsi, si può farlo con meno guerra e più rispetto, soprattutto se ci sono figli.
Il percorso.
Nelle coppie in crisi trovo spesso un'intimità che si è spenta, due visioni diverse del progetto comune, e ciascuno convinto di avere ragione. La colpa finisce sempre sull'altro. Le accuse si placano quando ognuno si prende la responsabilità della propria metà: l'altro non si può cambiare, il proprio cinquanta per cento sì. Ci vuole coraggio. E l'equilibrio che nasce non è quello di prima: è un equilibrio nuovo.
Accolgo sia le coppie sia le persone che vivono una crisi e vengono da sole. Il lavoro non serve a stabilire chi ha ragione, ma a capire che cosa accade tra le persone: con le parole e, quando è utile, anche con il corpo, il respiro, il contatto. I colloqui si svolgono a Meina, tra Arona e Stresa, oppure online. Del lavoro con le coppie parlo in Il percorso di coppia.
Un muro si può abbattere, una finestra si può riaprire. Ma bisogna volerlo in due.
Riferimenti.
- J.M. Gottman, What Predicts Divorce? The Relationship Between Marital Processes and Marital Outcomes, Lawrence Erlbaum, 1994.
- J.M. Gottman, R.W. Levenson, «The timing of divorce: predicting when a couple will divorce over a 14-year period», Journal of Marriage and Family, 2000.
- J.M. Gottman, N. Silver, The Seven Principles for Making Marriage Work, Crown, 1999.
- S.P. Glass, Not «Just Friends»: Rebuilding Trust and Recovering Your Sanity After Infidelity, Free Press, 2003.
- E. Perel, The State of Affairs: Rethinking Infidelity, Harper, 2017.
Fotografia di Maya Alexa G. Romero, Unsplash.

