Vorrei odiarti
Come ultimo
Atto d'Amore
Un sentiero nel bosco, a un certo punto, si divide. Per anni si è camminato insieme, poi le strade si separano. Anche quando la scelta è chiara, affrontare una separazione resta una delle esperienze più dolorose della vita adulta.
Un lutto senza funerale.
Nella scala degli eventi stressanti costruita da Holmes e Rahe negli anni Sessanta, il divorzio compare subito dopo la morte del coniuge. Non sorprende: con la coppia finiscono una casa, delle abitudini, un progetto, a volte una parte di sé. È un lutto, ma senza riti e spesso senza il tempo per viverlo.
Le emozioni si alternano e si contraddicono: dolore e sollievo, rabbia e nostalgia, colpa e paura del futuro. A volte, come nella poesia, perfino l'odio è un modo per restare legati. È normale. Il problema nasce quando un'emozione si blocca e occupa tutto lo spazio.
Giorni buoni, giorni difficili.
Il sonno si spezza, l'appetito cambia, il petto si stringe. Una ricerca che ha seguito giorno per giorno persone che avevano appena chiuso una relazione ha mostrato che la tristezza e la rabbia tendono a diminuire nel tempo, ma con oscillazioni ampie: giornate serene e giornate in cui sembra di tornare all'inizio. Sapere che è un andamento comune aiuta a non scoraggiarsi.
E i figli?
È la domanda più frequente. Le ricerche indicano che, più della separazione in sé, a pesare sui figli è il conflitto tra i genitori e il modo in cui viene gestito. Aiuta molto proteggerli dalle discussioni, non chiedere loro di schierarsi, mantenere le abitudini, spiegare insieme, con parole adatte all'età, che cosa sta cambiando e che cosa resterà uguale.
Quando chiedere aiuto.
Quando il dolore non accenna a diminuire, quando la rabbia o la colpa occupano le giornate, quando dormire, lavorare od occuparsi dei figli diventa difficile. Ma anche prima: quando si è nel dubbio se restare o andare.
Chi si separa, spesso, teme soprattutto di perdere l'immagine di ciò che era: una casa, un'abitudine, un equilibrio. Anche quando quell'equilibrio faceva male, era pur sempre un terreno conosciuto.
Per gli aspetti legali e organizzativi ci sono l'avvocato e il mediatore familiare. Il percorso psicologico si occupa di ciò che si prova, per attraversare la fine senza perdere se stessi. Accolgo sia la persona sola sia la coppia che sta decidendo che cosa fare, o che vuole separarsi senza farsi la guerra, a Meina oppure online.
Un bivio non è solo una fine: è anche il punto da cui comincia un'altra strada.
Riferimenti.
- T.H. Holmes, R.H. Rahe, «The Social Readjustment Rating Scale», Journal of Psychosomatic Research, 1967.
- D.A. Sbarra, R.E. Emery, «The emotional sequelae of nonmarital relationship dissolution: analysis of change and intraindividual variability over time», Personal Relationships, 2005.
- P.R. Amato, «Children of divorce in the 1990s: an update of the Amato and Keith (1991) meta-analysis», Journal of Family Psychology, 2001.
- E.M. Hetherington, J. Kelly, For Better or for Worse: Divorce Reconsidered, Norton, 2002.
Fotografia di Jens Lelie, Unsplash.

